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29 Settembre 2026

Spreco alimentare, un costo da 6,6 miliardi di euro: la fotografia del Rapporto Waste Watcher 2026

Oggi, martedì 29 settembre, abbiamo partecipato a Roma alla presentazione del Rapporto 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, promosso dalla campagna Spreco Zero nella Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Un appuntamento che cade nella 7ª Giornata internazionale di Consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari, e a cui abbiamo preso parte con un doppio ruolo: alla tavola rotonda della giornata e nella consegna del Premio Vivere a Spreco Zero per la categoria Biodiversità.

Un costo pari a metà del Ponte sullo Stretto

Il dato più immediato del nuovo Rapporto: lo spreco alimentare nelle case italiane vale oltre 6,6 miliardi di euro l’anno. Una cifra pari alla metà del costo stimato per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, che basterebbe a finanziare per cinque anni consecutivi l’intero sistema della Protezione Civile nazionale e i piani di prevenzione dei rischi ambientali e sismici del Paese.

A livello individuale, ogni italiano getta ogni anno 25,74 chili di cibo, pari a 112 euro. Come ha spiegato Andrea Segrè, Direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, il sistema agroalimentare è sotto pressione tra crisi climatica e instabilità geopolitica, con costi di produzione in aumento. Segrè ha inoltre sottolineato un paradosso rilevante: a sprecare di più sono proprio i ceti popolari, che perdono una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito — lo spreco diventa quindi anche un moltiplicatore di disuguaglianze.

Il segnale positivo

Non tutte le notizie sono negative: per la prima volta si scende sotto la soglia psicologica dei 500 grammi di cibo gettato a settimana per persona – 493,7 grammi, con un calo dell’11% rispetto a un anno fa. Un passo avanti verso l’obiettivo ONU 2030 di 369,73 grammi settimanali, anche se – come specificato nel Rapporto – le oscillazioni registrate negli anni impongono ancora cautela.

Rapporto Waste Watcher International, settembre 2026, promosso dalla campagna pubblica Spreco Zero con Distal Università di Bologna, powering Ipsos Doxa.

A pesare di più nel carrello degli sprechi sono frutta fresca (22,2 gr), pane fresco (21,2 gr) e verdure fresche (21,1 gr) – prodotti freschi e deperibili, che restano il punto debole della spesa degli italiani.
Il dato cambia anche a seconda della zona del Paese: il Centro e il Sud sprecano leggermente più della media nazionale (rispettivamente +3%), mentre il Nord resta sotto la media (-4%).


Rapporto Waste Watcher International, settembre 2026, promosso dalla campagna pubblica Spreco Zero con Distal Università di Bologna, powering Ipsos Doxa.

La voce della FAO

All’evento sono intervenuti in videocollegamento anche il Direttore Generale Aggiunto FAO Maurizio Martina e il Chief Economist FAO Maximo Torero. Martina ha ricordato che perdita e spreco alimentare rappresentano una sfida ambientale, economica, sociale e di sicurezza alimentare, con soluzioni diverse a seconda dei paesi, mentre Torero ha sottolineato che ridurre gli sprechi non significa solo risparmiare cibo, ma salvaguardare terra, acqua ed energia investite per produrlo.

La voce di Natura Nuova alla tavola rotonda

Alla tavola rotonda è intervenuto anche Gabriele Longanesi, Amministratore Unico di Natura Nuova, che ha toccato quattro temi.

Alimentazione come prevenzione. Un cibo accessibile e sano è, prima ancora che una scelta di consumo, la prima forma di medicina.

Agricoltura di precisione. L’Italia non dispone di suolo sufficiente per produrre tutte le materie prime di cui ha bisogno ed è fortemente dipendente dalle importazioni: sprecare quel cibo significa sprecare, indirettamente, anche il suolo di altri paesi.

Il costo ambientale dello smaltimento. Riguarda non solo lo spreco alimentare ma anche gli imballaggi, sempre più parte del costo di prodotto. Longanesi ha richiamato il nuovo regolamento europeo PPWR, che impone di ridurre gli imballaggi alla quantità minima necessaria, sottolineando l’importanza di lavorare insieme a grande distribuzione e ristorazione collettiva.

Il valore delle tradizioni alimentari territoriali. La salute passa anche dal contesto e dalla varietà di ciò che mangiamo, non solo dalla quantità: proteggere le abitudini alimentari locali, spesso messe in discussione dalle mode, è anch’esso un modo di ridurre lo spreco lungo tutta la filiera.


La consegna del Premio Biodiversità

A chiudere la nostra partecipazione alla giornata è stata la consegna del Premio Vivere a Spreco Zero 2026 per la categoria Biodiversità, assegnato alla Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, realtà che dal 1927 si occupa di conservazione e miglioramento genetico delle varietà storiche di cereali e legumi siciliani, con menzione speciale al progetto pOd Gelato Vegetale.

A ritirare il riconoscimento è stato Francesco Cancellieri, Presidente di AssoCEA Messina APS, che ha voluto dedicare il premio a Carlo Petrini – un gesto che riporta al cuore della giornata il legame tra biodiversità, territorio e diritto a un’alimentazione di qualità, temi al centro anche del nostro intervento in tavola rotonda.

Natura Nuova